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Trasporto della Macchina di Santa Rosa, Patrimonio Unesco

Evviva Santa Rosa, evviva… Sollevate, sollevate e fermi…Sotto col ciuffo… 

No, non sono impazzita, vi sto solo portando con me alla scoperta del trasporto della Macchina di Santa Rosa di Viterbo.  

Macchina di Santa Rosa

Ogni anno, il 3 settembre, torna il consueto appuntamento dei viterbesi con il trasporto della macchina di Santa Rosa. Un evento che richiama visitatori e turisti da ogni parte del mondo, grazie soprattutto all’incoronazione a Bene Immateriale del Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco (2013).

La macchina di Santa Rosa è un’emozionante trasporto da vivere in prima persona, non solo per la magnificenza della scultura, ma per l’armonia che si respira. Santa Rosa è per i viterbesi  amica, confidente, figlia e madre, non solo la patrona della città. Gli abitanti di Viterbo non sono bigotti se è quello che state pensando, è solo che amano la loro Rosa.

La macchina viene montata in due mesi direttamente sul posto, per venire trasportata a spalla dal sodalizio dei Facchini fino al Santuario della Santa dove resterà alcuni giorni per essere ammirata e fotografata.

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Peculiarità della macchina di Santa Rosa è il suo essere mutevole. Ogni cinque anni è bandito un concorso per scegliere il nuovo progetto da realizzare. Partecipare è un onore per i viterbesi, ma vincerlo è come sfiorare il cielo con un dito. Riuscire a vedere il proprio disegno concretizzarsi è una soddisfazione morale e religiosa per l’architetto vincente. Le ultime opere hanno la firma di Raffaele Ascenzi.

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Trasporto della macchina di Santa Rosa

La storia del trasporto della macchina di Santa Rosa è secolare. Le documentazioni certificate ne attestano lo svolgimento già nel 1686, anche se molti sostengono esista da quando, il corpo della Santa venne traslato dalla chiesa di S. Maria in Poggio al Santuario a lei dedicato, sotto il pontificato di papa Alessandro IV.

Da allora, ogni anno, il 3 settembre, i viterbesi hanno la possibilità di vedere la statua della patrona aggirarsi tra le vie del centro storico sorretta dai facchini.  Pochi sono stati i trasporti sospesi, soprattutto nel corso dell’800 per cause gravi e di forza maggiore.

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Ma che cos’è il trasporto della macchina di Santa Rosa? Il trasporto di per se può essere spiegato semplicemente come il passaggio di un baldacchino dall’altezza vertiginosa, sorretto da 100 uomini lungo le vie della città. Quello che non può essere compreso, se non vi si partecipa è il sentimento che anima il trasporto e l’emozione che si respira in città. L’amore e la devozione che Viterbo (qui il nostro week end) ha per Santa Rosa è indescrivibile a parole. Le urla e gli applausi della gente sono il sottofondo al trasporto insieme agli ordini di manovra del capo facchino.

La città di Viterbo, durante il trasporto è completamente al buio, illuminata dal passaggio della macchina di Santa Rosa. Il baldacchino vive di luce propria grazie alle centinaia di luci elettriche e altrettante candele a fiamma che lo avvolgono. Un’emozione suggestiva.

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Quali sono le tappe della Macchina di Santa Rosa

Il trasporto della macchina di Santa Rosa ha un percorso stabilito, ormai da molti anni, lungo circa 1,2 km.

Si parte da Porta Romana per arrivare al Santuario della santa con alcune soste intermedie. Le soste sono naturalmente atte a far ammirare la macchina ai turisti e devoti, ma in special modo per far riposare i facchini costretti a sostenere un peso di circa 50 kg sulle spalle ciascuno.

Lasciando l’impalcatura accanto alla Chiesa di San Sisto il trasporto è segnato da queste tappe:

L’ultima sosta è la più difficile da raggiungere per l’ardua inclinazione della salita che conduce al Santuario. Qui, la disposizione dei facchini viene capovolto e si inizia il traino con l’aiuto di corde fino alla piazza della chiesa. Probabilmente questo è il momento più emozionante, il tratto più duro ma che viene svolto con devozione e sapienza dai 100 facchini.

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